Campo di concentramento di Natzweiler-Struhofsui Vosgi. L’uomo che vi arriva, una domenicapomeriggio insieme a un gruppo di turisti,non èun visitatore qualsiasi: è un ex deportato che a distanzadi anni è voluto tornare nei luoghi dove era stato internato.Subito, di fronte alle baracche e al filo spinato trasformatiin museo, il flusso della memoria comincia ascorrere e i ricordi riaffiorano con il loro carico di doloree di rabbia. Ritornano la sofferenza per la fame e ilfreddo, l’umiliazione per le percosse e gli insulti, la penaprofondissima per quanti, i più, non ce l’hanno fatta. Ecome fotogrammi di una pellicola, impressa nel corpo enell’anima, si snodano le infinite vicende che ci parlanodi un orrore che in nessun modo si riesce a spiegare, mainsieme i tanti episodi di solidarietà tra prigionieri, diuna umanità mai del tutto sconfitta, di un desiderio divivere che neanche in circostanze così drammatiche si èmai perso completamente.
2020/09/24 01:33:02



