Jacques Rancière è il filosofo a noi contemporaneo che più di tutti ha saputo articolare una riflessione contemporaneamente esteticae politica. Ormai considerato a livello internazionale tra i più acuti “critici” dello sguardo sull’arte e sul cinema, il suo approccio si allontana da ciò che normalmente si intende per relazione artepolitica. Non il contenuto politico dell’arte, né tanto meno la sua forma. Piuttosto, una riflessione che parte da ciò che questi due ambiti condividono nelle loro premesse: lo statuto di visibilità. Sia per la politica che per l’estetica la questione è infatti la capacità di ridisegnare lo spazio della percezione, facendo “vedere” ciò che prima non lo era. E’ ciò che accade con Gezi Park o le primavere arabe quando improvvisamente “si vedono” generazioni di giovani sull’altra sponda del Mediterraneo- è ciò che accade con un film di Bela Tarr o un’opera di Alfredo Jarr. La politica si configura allora come una disciplina e una pratica in tutto e per tutto estetica, ovvero capace di mutare il modo in cuiguardiamo, sentiamo e percepiamo.
2020/10/29 16:52:32




