Nei primi due romanzi sveviani il ritratto dell'«inetto» mette a fuoco il disgregarsi della tradizionale identità maschile che si verifica a fine secolo ed è il prodotto delle grandi forze trasformatrici della modernità. L'atteggiamento critico dello scrittore si manifesta attraverso i giudizi del narratore eterodiegetico nei confronti della falsa coscienza dei personaggi focali inattendibili e mediante sottili procedimenti di ironia oggettiva. Nella “Coscienza di Zeno”, che esce a un quarto di secolo da “Senilità”, l'atteggiamento dell'autore verso l'«inetto» appare invece più disponibile, in quanto Zeno è un «abbozzo» di uomo in continua trasformazione, e pertanto immune dai «veleni» che inquinano la vita dei cosiddetti sani, irrigiditi nelle loro forme definitive. Grazie all'adozione di un narratore autodiegetico inattendibile, viene meno coerentemente anche il punto di riferimento fisso dei giudizi della voce narrante, e il risultato- è che tutto il narrato, non con- sentendo più una distinzione certa fra «verità» e «bugie», diviene ambiguo, aperto. In tal modo la “Coscienza” si colloca pienamente nell'ambito del grande romanzo modernista del Novecento.
2020/08/27 23:18:28



