Nell’epoca del virtuale, l’industria culturale è il centro della produzione. Le immagini più belle, più felici, più rassicuranti, sono spesso il risultato di un processo di creazione che va oltre la vecchia propaganda. Siamo abituati a mezzi di comunicazione manipolatori che ci propongono convincenti menzogne, ma oggi siamo di fronte a un salto di qualità: la realtà quotidiana ha preso la vecchia patina della bugia prezzolata per assumere la forma seduttiva della duplicazione della realtà. Il nuovo mondo liquido-mediatico ha invaso e ricostruito l’immaginario sociale, ricombinandosi nei modi più vari, ma ha conservato l’essenza della vecchia propaganda- l’essere uno strumento, un mezzo in vista di uno scopo. Il nuovo immaginario mediatico è molto più gradevole del vecchio, ma non per questo meno eterodiretto. La nuova industria culturale non solo forgia le nostre preferenze comportamentali, ma anche e soprattutto le nostre aspettative sui possibili futuri. Questa nuova industria globale è un elemento decisivo per il “capitale finanziario” che, su dinamiche apparentemente innocue, fonda le sue strategie di profitto. La finanza, l’“industria” prevalente della tarda modernità, riesce a predominare pianificando nuove dinamiche, ancora prima che i soggetti coinvolti possano pensare di farne parte. Questo meccanismo di induzione di illusioni planetarie è alla base della gestione dell’attuale crisi economica mondiale e anche dell’attuale egemonia statunitense.
2020/08/29 03:25:30




