«La saga del Decennio dell’Io inizia con uno di quegli avvenimenti così straordinari e così vistosi (come l’Orsa Maggiore) che nessuno li commenta più. Precisamente: il boom dei trent’anni. Negli anni Quaranta i consumi bellici degli Stati Uniti diedero il via a un boom che è proseguito per oltre trent’anni. Questo fenomeno ha pompato quattrini in ogni strato sociale della popolazione in una proporzione che non ha riscontro nella storia di ogni altro Paese. In America camionisti, meccanici, operari di fabbrica, poliziotti, pompieri e netturbini sono arrivati a guadagnare all’anno tali e tanti soldi che non è praticamente più possibile usare in questo Paese il vocabolo “proletario” restando seri in faccia». È questo il breve saggio del 1976 in cui Tom Wolfe coniò un’espressione che sarebbe entrata nel gergo storico e piscoantropologico, “il Decennio dell’Io”. Gli anni cioè in cui i privilegi di una certa aristocrazia si espansero fino a raggiungere la maggioranza delle persone, in cui la missione intrinseca alla cosiddetta «tradizione cavalleresca» – dedicare la propria esistenza alla cura di sé, della propria immagine, delle proprie ambizioni e via dicendo – divenne improvvisamente prerogativa di ognuno. Oggi, finalmente, indiscutibilmente, disgraziatamente, questo è un lusso cui nessuno deve più rinunciare, un dolce orrore alla mercé di tutti. Nessuno escluso.
2020/08/29 23:06:18




