Diversamente da altre forme di disagio adolescenziale, i giovani hikikomori lasciano la scuola, abbandonano anche gli amici, interrompono ogni tipo di comunicazione trascorrendo lunghissimi periodi in completo isolamento. La società giapponese non approva gli hikikomori e finisce per definirli malati, anche se medici e terapeuti sostengono che non si tratti di malattia: il giovane si isola per riposare, per reazione a episodi di bullismo o per un esame scolastico andato male- ma con il trascorrere del tempo la reclusione provoca patologie come psicosi, fobie, regressioni e violenza domestica. Un figlio hikikomori è un disonore tale che la famiglia mantiene il segreto per anni prima di interpellare un medico. Difficile metterne a fuoco le cause: da una parte i valori culturali, dall'altra la crescita economica e la pressione sociale che ne reclamano altri troppo rapidamente per essere assimilati, un contesto famigliare con la "non presenza" del padre immerso nel lavoro influisce più di qualsiasi presenza e un legame madre-figlio che travalica i suoi naturali confini. La chiave di lettura che si tenta di fare emergere è quella di corpi, corpi sovversivi, che attraverso la loro volontaria reclusione compiono azioni forti, fanno esplodere le contraddizioni e i lati oscuri diogni società.
2020/09/05 20:00:53




