Quando, poco più di un secolo fa, 'gli automobili' (così allora si chiamavano) cominciano a percorrere le strade d'Italia, un mondo radicalmente nuovo inizia a sorgere, inconsapevole del suo stesso formarsi. In pochi anni, infatti, una generazione di pionieri deveaffrontare e risolvere questioni complesse come la costruzione e manutenzione di strade adeguate, la regolamentazione del traffico,la segnaletica. Le velocità raggiunte e il clamore suscitato dagli incidenti che ne conseguono creano attorno all'auto e a chi la pilota un alone epico e romantico, che influenza l'arte e la letteratura. Le poche migliaia di vetture in circolazione (15.00 nel 1912) sono sufficienti a determinare mode dilaganti, definiscono status esclusivi e nuove gerarchie sociali. E se il rombare di un'auto provoca spesso reazioni ostili, talvolta persino violente, le prime gare italiane e internazionali, i grandi raduni automobilistici, le mitiche imprese della Pechino-Parigi segnano l'imporsi sempre più inarrestabile della 'locomozione a motore'. Il28 giugno 1914, l'immagine della vettura dell'arciduca Ferdinando, che a Sarajevo lo porta proprio al cospetto dei suoi assassini, va a contrassegnare la fine dell'epico esordio dell'auto. Giorgio Boatti racconta un'epoca di vertiginosi e pacifici mutamenti che illumina in modo esemplare il nostro presente.
2020/08/30 07:12:23



