In un mondo troppo spesso dominato dal dèmone della pesantezza, dalla rigidità delle idee e dal risucchio asfissiante delle cose, Paolo Lagazzi ha cercato.per anni, nella letteratura e nell'arte, l'orizzonte della leggerezza: la leggerezza come freschezza di segni e colori, gusto della magia, palpito sottile dell'azzardo, soprattutto come respiro dell'anima. Questa ricerca lo ha portato in molti luoghi, tra svariatissime forme dell'esperienza e dell'intuizione. Spostandosi dall'antichità ai giorni nostri e dall'Occidente a diversi Orienti, confrontandosi con classici supremi quali Omero, Apuleio, Keats, Leopardi, e con autori decisivi del Novecento, da d'Annunzio a Francis Scott Fitzgerald a Gaston Bachelard, scavando tra maestri segreti (James Gordon Farrell, Romain Gary, Jacques Audiberti) o tra scrittrici dimenticate, ma di alto valore, come Fernanda Romagnoli, in questo libro il saggista ci avvicina a opere capaci di trascinarci nei voli fatati della “reverie” e nella danza rapinosa delle immagini, ci immergeentro pagine vibranti del movimento della vita, aperte al gioco ondoso, erratico del possibile e dell'impossibile, Se Kundera ci ricorda il lato fallimentare, “insostenibile” della nostra leggerezza -la nostra evanescenza di esseri appesi alla fuga del tempo -,Lagazzi sa cogliere, anche nei mondi degli autori più tragici, dolorosi e arsi, semi di quella leggerezza che è il soffio dell'altrove, la fiammella della grazia, il battito irriducibile della speranza, o quella misteriosa radice, capace di far spuntare le ali, di cui parlava Aristofane negli Uccelli.
2020/08/29 01:32:00



