Figlia di un’attivista delle SS e di un soldato che, quando lei è ancora bambina, lotta al fronte per il Führer, Helga Schneider ha attraversato una migrazione non soltanto geografica, ma profondamente psicologica, per diventare prima cittadina italiana e poi una delle più apprezzate scrittrici del nostro Paese. “Porta di Brandeburgo” è una granata esplosa in frammenti che lacerano l’animo di chi oggi si trova a leggere cosa è stata la tragedia di comparse della Storia, nell’occhio di quel vortice di fiamme che fu Il rogo di Berlino, il romanzo di Schneider che ha la sua naturale continuazione in questi racconti. Si ritrovano in questa raccolta vite allimite della ferocia subita, evocata e praticata, in una terra devastata – Berlino all’indomani della caduta del Terzo Reich. Sopravvivenza, empietà, ferinità, amore renitente a ogni sventura: la folla di personaggi sopravvissuti alla follia nazista, che Schneider racconta con una pregnanza che sommuove l’animo con la potenza di un sisma emotivo, attraversa tutte le modulazioni dell’umano esposto al nulla, alla minaccia, alla povertà assoluta e alla violenza definitiva. Ogni racconto, un brivido. Un raccapriccio. Una tragedia compressa. “Porta di Brandeburgo” è letteratura allo stato quintessenziale: l’ambigua tenerezza della ferocia radicale – quella che macina la Storia.
2020/08/28 00:05:28



