Intorno alle 14 di un giovedì di giugno, un famoso sito web di gossip pubblica quello che per loro è lo scoop del decennio, ma per milioni di fan è una notizia tragica: il Re del Pop, Michael Joseph Jackson, si è spento a cinquant’anni per un arresto cardiaco, probabilmente indotto dal cocktail di farmaci che assumeva da tempo. Al Demerol, la droga che forse l’ha ucciso, aveva persino dedicato una canzone. In quel pomeriggio di inizio estate del 2009, il mondo si ferma: per un paio d’ore, i media di tutto il mondo si paralizzano, mentre i fan di Jackson si accalcano davanti alla sua villa in Sunset Boulevard, fuori dall’ospedale, di fronte allostorico Apollo Theatre di New York che nel 1967 vide il debutto di Michael con i suoi fratelli, i Jackson Five. Da Rock With You a Thriller, da Bad a You Are Not Alone, la musica di questo artista visionario ha segnato un’epoca, influenzando il pop e l’R’n’B per tre decenni. Ma negli ultimi anni, nella vita di Michael Jackson la canzone non era più protagonista: il lento declino personale e professionale lo aveva trasformato da uno degli uomini più ricchi e famosi del pianeta in un recluso, che evitava ogni contatto umano per proteggere sé e i tre figli da ogni sorta di pettegolezzi e speculazioni morbose - nonostante l’assoluzione piena dalle infamanti accuse di pedofilia -, e da un più che probabile dissesto finanziario. Michael Jackson è morto alla vigilia di una tournéeche doveva segnare il suo ritorno sulle scene dopo dieci anni. Nell’ultima fase della sua vita, le disavventure personali e le vicissitudini giudiziarie hanno offuscato la grandezza della sua arte, come se l’«uomo nello specchio», l’altro sé a cui aveva dedicato uno dei suoi brani più celebri, il suo doppio più discusso e ambiguo, avesse preso il sopravvento sulla sua anima di eternobambino, di moderno Peter Pan. Ora restano le canzoni, a perpetuare la sua leggenda con l’unica testimonianza che davvero conta perle stelle della musica.
2020/08/28 19:12:27



