Edifici in linea, cortili, torri disegnano parte di quella periferia romana che, tra gli antichi acquedotti, giunge fino ai Ca-stelli Romani, dando forma al più grande quartiere capitolino del piano Ina Casa: il Tuscolano. Nell’Italia del secondo dopoguerra, obiettivo del piano è incrementare l’occupazione operaia attraverso la costruzione di case per lavoratori. Gli alloggi realizzati rispondono a un modello urbano e sociale ben preciso, quello del quartiere: articolazione tra spazio individuale e collettivo- oggetto di studio privilegiato della ricerca architettonica, urbana e sociale. A lungo ignorato dalla storiografia, in anni recenti si è assistito ad una vera e propria riscoperta del piano Ina Casa, nato per affrontare problemi di cui si riconosce ancora oggi l’attualità. D’altra parte, il valore architettonico di molte realiz-zazioni – tra cui la celebre unità d’abitazione orizzontale di Libera – pone importanti questioni legate al recupero. Attraverso le narrazioni orali, un lungo lavoro sul campo e un’accurata ricerca di fonti bibliografiche e d’archivio, il vo-lume, partendo dalla contemporaneità, compie un percorso a ritroso negli spazi e nei tempi della storia del quartiere. Gli edifici in linea e le torri diventano, nei racconti degli abitanti, boomerang e grattacieli e l’immagine che ne emerge spes-so si discosta dal prevedibile, portandoci a ripensare al quartiere e alla sua forma come a un esito temporaneo, risultato di un processo a cui guardare per interpretare il passato e immaginare il futuro delterritorio.
2020/08/29 12:20:34



