Questo libro di Kiš -opera iniziale di una trilogia che l’autore dedica alla propria famiglia, alle proprie radici- fa pensare a due quadri. Il primo rappresenta uno sfondo fatto di luoghi, di colori e di profumi. Uno sfondo che cambia, che sfuma i suoi contorni nelle stagioni, che alterna l’ombra indistinta alla luce più viva.L’altro quadro è invece una semplice cornice vuota, dentro la quale entrano ed escono dei personaggi. I due quadri si possono osservare come realtà distinte, oppure si possono sovrapporre e allora si otterrà un’opera complessa, un’opera che è il percorso dell’autore attraverso la memoria del proprio passato, un'opera dove ogni frammento va a comporre un'intera infanzia.Un’infanzia ricca di cieli, di alberi, di sguardi alle persone e alle cose, a sottolineare la forte commistione tra "esterno" e "interno", tra natura ed emozioni, quelle che il cuore percepisce ancor prima che nella mente divengano consapevolezza, pensiero…Un’infanzia ricca di sogni, che costituiscono spesso un gioco di specchi e devono fare i conti con la dimensione tragica della vita o con l’ineluttabilità di quella morte vista come un lampo viola nella quiete dorata dei primi anni. Un libro splendido. Potente e visionario, con un simbolismo calato nella quotidianità e una fantasia che trasfigura il reale. L’autore ha saputo trasformare ogni avvenimento in ricordo immediato, mantenendo inalterati i colori, i suoni, i profumi di ogni immagine, dando una concretezza quasi tattile a ogni sensazione. Su tutto, una polvere dorata e le note malinconiche del rimpianto.Una prosa particolare, quella di Kiš: fortemente poetica nell'evocare, barocca e sovrabbondante, ricca di aggettivazioni che pungolano tutti i sensi e minuziosamente tecnica in certo descrivere. Un fluire generoso, al quale l'autore sembra quasi abbandonarsi.
2020/08/28 06:44:11



