“Due rive ci vogliono” per tradurre poesia, suggerisce il titolo di questo prezioso volume, che di tale doppia dimensione vuole essere testimonianza. È il racconto in versi dell’amicizia poetica - durata più di vent’anni - tra René Char e Vittorio Sereni, una vicenda affascinante che lega in modo esemplare due grandissimi autori del secondo Novecento. I due poeti si conoscono nel 1960 grazie a un progetto editoriale per il quale Sereni traduce i “Feuillets d'Hypnos”, diario di lotta scritto da Char nei giorni dellaResistenza francese. A nascere è prima di tutto una forte complicità, e - nel caso di Sereni - la sfida con una lingua poetica assai diversa dalla propria. Luogo privilegiato degli incontri è la Provenza, la scoperta di un paesaggio (il Vaucluse) che ricorda lo spazio di Petrarca. Nel 1975 Mondadori consacra la presenza di Char in Italia con l’antologia “Ritorno sopramonte e altre poesie”, il punto più alto nell’esperienza di Sereni traduttore. Per ragioni di spazio editoriale, però, Sereni è costretto a rinunciare a testi esemplari, a cui si era dedicato con fatica sottoponendo all’amico francese le questioni, i rovelli, i dilemmi del traduttore. Da allora quelle preziosissime versioni sono rimaste sepolte tra le carte di Sereni. “Due rive ci vogliono” colma finalmente questo vuoto riportando alla luce quasi cinquanta traduzioni, sino ad oggi assolutamente inedite. Il volume contiene alcune delle più belle e celebri poesie di Char che, per mano di Sereni, restano testimoni esemplari di quel leale e inesauribile compito del traduttore che mai può dimenticare l’esperienza del tradotto. Se la traduzione è a monte di ogni esperienza poetica, ancora oggi - sembra dirci Sereni con Char - alla poesia occorrono due voci: “Due rive ci vogliono per la verità: per la nostra andata, per il nostro ritorno. Strade che bevano le loro nebbie. Che serbino intatte le nostre risate felici. Che, interrotte, ancora salvaguardino i nostri minori a nuoto in acque gelide”.
2020/08/30 04:04:30



