Marie Colvin era la veterana reporter di guerra più famosa al mondo. Stimatissima e sempre in prima linea, sono passati alla storia del giornalismo molti suoi scoop tra cui la prima intervista a Mu'ammar Gheddafi dopo i bombardamenti della Libia da parte degli Stati Uniti. È nota anche la sua immagine, quella figura elegante e quella benda sull'occhio sinistro portata fieramente, frutto di una vecchia ferita sul campo. Insieme al collega Paul Conroy vengono inviati in Siria dopo lo scoppio del conflitto per conto del "Sunday Times". Infiltrati tra i ribelli della città di Homs, descrivono al mondo intero come si vive ogni giorno in trincea, fino al tragico epilogo nel febbraio 2012: un missile centra la zona dove i due sono nascosti: nell'attacco il fotografo resta ferito, mentre la giornalista resta uccisa. In questo libro, Conroy ci racconta non solo la drammatica storia della collega una donna mossa dall'implacabile desiderio di testimoniare in prima persona le atrocità della guerra, e insignita di prestigiosi premi per la sua attività giornalistica, dal Foreign Reporter of the Year all'Anna Politkovskaya Award ma anche la propria rocambolesca fuga da quell'insanguinato teatro di guerra, dopo che le autorità siriane hanno tentato in ogni modo di bloccarlo all'interno del Paese e di giustiziarlo. Una testimonianza unica, in presa diretta, sulla lotta intestina che da due anni insanguina le strade della Siria e ha già causato la morte di quasi settantamila persone.
2020/08/30 04:21:12




