Che il maresciallo Domenico Cirillo avesse un grande bisogno di sedersi non era passato inosservato al brigadiere che, senza indugio, gli procurò una sedia, un po’ malandata ma utile allo scopo. Domenico ancora ansimava, le scale le aveva fatte di corsa, troppo di corsa per la sua età, ma aveva premura di riferire con urgenza al “capo”. Quello che aveva visto gli aveva fatto trascurare le raccomandazioni del suo medico. Il suo cuore non poteva sostenere sforzi repentini, era troppo malridotto per le giornaliere quaranta Pall Mall senza filtro, compagne inseparabili della sua vita. Da poco aveva smesso di fumare, ma ancora gli accadeva di cercare disperatamente nelle tasche della divisa, come quel giorno. Antonio Pagliuca, il brigadiere, gli stava portando un bicchiere d’acqua del Serino quando si sentirono le urla del capitano Scannapieco, espressioni del più profondo sconforto, propagarsi per tutta la stazione. Per lui stava diventando una sfida impossibile. Leggere della liberazione di quei due delinquenti,per decorrenza dei termini di custodia cautelare, e della loro riammissione in servizio al Comune di Napoli, era inammissibile. L’impegno- le ansie- le preoccupazioni per la sovraesposizione dei collaboratori- le piccole e grandi rinunce fatte pur di assicurare alla giustizia quei criminali- tutti sacrifici inutili. Quelle canaglie erano tornate in libertà per reiterare i loro reati.
2020/08/28 22:09:08




