Lasciare il luogo dove sei nato e hai vissuto la tua infanzia, credo provochi in ognuno di noi un trauma psicologico più o meno forte e generi una nostalgia che, diventando grandi, si affievolisce e quasi non l'avverti, ma dopo i sessanta si fa di nuovo sentire fino a diventare rimpianto. Rimpianto della fanciullezza perduta, certo, ma anche delle persone, delle cose, dei modi di fare, di pensare, di dire, coi quali sei vissuto e che ora non te li ritrovi più. Rievocare quel mondo, è forse il tentativo di farlo sembrare meno lontano e attenuare la nostalgia, ma vuole essere anche un omaggio a quelle persone con le quali ho condiviso una parte del cammino della vita e che in qualche maniera, anche inconsapevolmente, hanno contribuito, nel bene e nel male, a formare il mio modo di essere. A Santo Marino, Trebbio, Poggio Berni, Camerano, Canonica, parlavo e vivevo in dialetto, una vera e propria lingua madre, affiancata più tardi, ma mai sovrapposta, dall'italiano. Oggi se ne sta perdendo la memoria e il processo sembra inarrestabile, vorrei dare il mio modesto contributo perché non diventi irreversibile".
2020/09/30 06:42:19



