Occhi che spiccano su pelli brunite dal sole, una lingua che taglia, una pancia che sobbalza allegra, una testa rassegnata che si reclina da un lato- movenze e bellezze che l’occhio curioso e umanamente partecipe di Teresa Viggiani scorge e cattura, come al di sotto di quella «membrana opaca, inquinata, che spesso nasconde le bellezze dei fondali del golfo». Ritratti di un’umanità che vive ormai solo nel passato, in un bianco e nero da cartolina, e a cui la mano dell’autrice ridà vita e colore attraverso deliziose pennellate. Rosinella, Concettina, zi’ Pirocco, don Antonio e fra Benigno, Angela, Proggiolone sono solo alcuni dei protagonisti di storie che «superano l’accidente della morte e dell’oblio e sono ricordati quando il miracolo dell’arte li consegna come prototipi alla posterità»- emblemi di saperi e mestieri fissati in un piccolo immaginario napoletano, personale e collettivo a un tempo, testimoni di una condivisione di gran lunga più profonda di quella dell’era dei social network, e di una società troppo facilmente liquidata come anacronistica, per valori oltre che per strumenti.
2020/08/29 23:20:07




