Lo scoppio della crisi economica non ha contribuito a ripianare gli squilibri globali, a ridurre i livelli d'indebitamento, a riavvicinare la finanza all'economia reale. Al contrario: l'andamento delle borse sembra sempre più distaccato dalle sofferenze di imprese e lavoratori, i debiti privati delle banche insolventi sono stati sostituiti da debiti pubblici sempre meno sostenibili, gliStati continuano a spendere soldi che non hanno nel tentativo di sostenere la domanda e gli Stati Uniti si fanno finanziare deficitenormi dai paesi emergenti. Tutto questo induce più d'uno a invocare un "ritorno a Bretton Woods", una ridefinizione delle regole del sistema monetario internazionale paragonabile a quella del 1944 che allora, dopo dieci anni di depressione e cinque di guerra, sembrò inaugurare una nuova epoca di prosperità e di pace. Ma così si dimentica che proprio Bretton Woods pose le basi degli attualisquilibri, facendo del dollaro USA una moneta mondiale e legando la crescita dell'economia globale alla capacità degli Stati Uniti di alimentarla, spendendo oltre misura. Oggi patiamo la mancanza di una moneta internazionale distinta dalle valute nazionali. Bretton Woods non istituì una moneta internazionale per assecondare il progetto egemonico americano. C'era un'alternativa: la proposta elaborata da J.M. Keynes, cioè l'istituzione di una moneta internazionale, il “bancor”, che sarebbe servita per denominare tutti i crediti e debiti risultanti dagli scambi commerciali transnazionali, commisurando la crescita della finanza internazionale alla crescita del commercio, evitando l'accumulazione di squilibri strutturali e distribuendo equamente l'onere dell'aggiustamento fra paesi creditori e debitori. Come annotò lo stesso Keynes: "non utopia, ma eutopia". Non un progetto che non può aver luogo, ma uno spazio ben ordinato per favorire un incontro equilibrato e uno scambio pacifico fra i popoli. Questo volume ricostruisce attraverso i suoi scritti la proposta di Keynes
2020/08/28 00:36:59



