Sanno che il fumo fa male, ma considerano l'infarto un nemico lontano e comunque indipendente dalle abitudini al punto da non modificarle per preservare il cuore. Sottovalutano fattori di rischio come ipertensione e diabete, dicono di voler mangiare con intelligenza ma all'atto pratico fanno ancora poco per combattere il soprappeso e le alterazioni dei lipidi nel sangue. Insomma: trail dire e il fare, per gli italiani, c'è ancora di mezzo un grande "mare", almeno sul fronte della prevenzione cardiovascolare. È un quadro in chiaroscuro e pieno di evidenti contraddizioni quello che emerge dall'indagine "Cuore, alimentazione e stili di vita" realizzata da SWG per Fondazione Pfizer. La ricerca, che consente di tracciare un'affidabile "spaccato" sulle attuali tendenze degliitaliani, offre il destro a numerose valutazioni e conferma il progressivo allontanamento dalla dieta mediterranea da parte della popolazione, in particolare dei giovani, a fronte di informazioni che invece consigliano di assumere fin da bambini corrette abitudini. Negli italiani soprattutto preoccupa l'eccessiva sottovalutazione della prevenzione primaria, che nelle dichiarazioni "programmatiche" viene considerata fondamentale confermando la bontà dei messaggi fino ad ora realizzati ma poi non viene applicata nella vita di ogni giorno da gran parte della popolazione, che adduce a propria scusante la vita quotidiana e i ritmi ad essa collegati giustificando la scarsa attenzione alle semplici abitudini di vita che potrebbero ridurre l'impatto delle malattie cardiovascolari.Oltre all'indagine, il volume offre un'analisi delle modificazioni delle abitudini alimentari nel nostro paese a partire dal secondo dopoguerra. E presenta i commenti di tre grandi esperti di alimentazione, malattie cardiovascolari e alterazionilipidiche del sangue, che assicurano un'attenta valutazione delle informazioni derivanti dalla ricerca e propongono potenziali soluzioni per migliorare l'efficacia delle strategie prevent
2020/08/27 18:44:21



