L'autore propone una teoria della politica che, pur partendo da un'antropologia negativa, sia in grado di pensare l'"emancipazione dei subalterni" grazie a un realismo di massa e a un fecondo intreccio tra storicismo ed esistenzialismo. Il socialismo del futuro sarà allora in grado di affermare nuovamente, contro l'idea borghese di politica e di Stato, la coincidenza tra la politica e la vita. Per legittimare l'affermazione della radicalità esistenziale della politica, l'autore media l'antropologia di Ernesto de Martino con un filo rosso, i cui nodi individua, nella tradizione umanistica italiana, in Machiavelli, Leopardi e Gramsci. È inoltreindagato il nesso d'opposizione tra l'«impolitica» di Georges Bataille e l'«ultrapolitica» di Hermann Heller. Tale confronto mostracome la coincidenza tra vita e politica debba essere assunta in tutto il rigore della sua identità e compenetrazione, come avviene nella "teoria della sovranità" di Heller. Da ultimo viene analizzato il pensiero di Castoriadis.
2020/08/29 21:29:03



