Sappiamo che il potere si sta spostando:da Ovest a Est e da Nord a Sud, dai palazzipresidenziali alle piazze e al cyberspazio,dai formidabili colossi industriali alle agilistart-up e, in modo lento ma inesorabile, dagliuomini alle donne. Chi oggi si trova inposizioni di potere è più vincolato, ha menomargini operativi e rischia di perdere il postocome mai prima d'ora. Il potere sta diventandopiù debole ed effimero: è divenutopiù facile da conquistare, ma più difficile daesercitare e più semplice da perdere.Ne La fine del potere, Moisés Naím, giornalistapluripremiato ed ex direttore di «ForeignPolicy», illustra la lotta tra i grandi protagonistiun tempo dominanti e i nuovi micropoteriche li sfidano in ogni ambito dell'azioneumana. Una contrapposizione, quella tramicropoteri ed establishment, che può sfociarenel rovesciamento dei tiranni o nell'eliminazionedei monopoli, ma anche condurreal caos e alla paralisi.Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti,nell'ambito degli affari come in quello dellareligione, dell'istruzione o della famiglia,in pace come in guerra: nel 1977, ottantanovepaesi erano governati da autocrati, mentreoggi oltre la metà della popolazione mondialevive in regimi democratici- nella secondametà del 2010, i primi dieci fondi speculatividel mondo hanno registrato profittisuperiori a quelli complessivi delle sei banchepiù importanti- gli amministratori delegatisono sottoposti a maggiori vincoli e rimangonoin carica per un periodo più breverispetto ai loro predecessori- i moderni strumentidi guerra sono più economici e accessibili,tanto che gruppi come Hezbollah possonopermettersi di acquistare droni.Chi detiene il potere lo conserva erigendoimponenti barriere, ma oggi le forze rivalismantellano quelle barriere più rapidamentee facilmente che mai. Per poi scoprire, unavolta conquistato il comando, la loro stessavulnerabilità.
2020/08/28 21:59:03



