L’8 settembre, quando cominciò spontaneo e non ordinato da alcuno questo accorrere libero di uomini verso la montagna, avvenne qualcosa di misterioso. Questi uomini accorsero da tutte le parti e si cercarono e adunarono da sé. La guerra di resistenza fu un movimento di popolo, un’iniziativa di popolo.». Pubblicato una prima volta nel 1955, in occasione del decennale della Liberazione, Uomini e città della Resistenza è il testo fondatore della nostra epica resistenziale. È una testimonianza diretta, e al tempo stesso una riflessione su quella che fu l’ispirazione profonda della Resistenza. Raccoglie testi ed epigrafi composti in ricordo di figure eroiche come i fratelli Rosselli e i fratelli Cervi, e di città martiri come Cuneo, Ferrara, Firenze. L’originale immagine dicopertina era stata disegnata da Carlo Levi, in ricordo di un episodio che più di qualunque altro sembrava evocare lo spirito dellaResistenza. Un attimo prima di soccombere ai nazisti nel rogo di Sant’Anna di Stazzema, una giovane donna, Genny Marsili, aveva scagliato contro gli aguzzini uno zoccolo: il simbolo, insieme, della sua fierezza e della loro abiezione. Oltre mezzo secolo dopo essere stato scritto, Uomini e città della Resistenza non va riletto però come un elenco laico di martiri. Né Calamandrei va venerato come il santo protettore della Repubblica, un uomo-monumento. Al contrario, il valore politico del volume e i meriti civilidell’autore possono emergere tanto più chiari da un ragionamento senza eufemismi intorno alle delicate circostanze di nascita del mito resistenziale. È quanto Sergio Luzzatto propone nella sua Introduzione, attraverso un’analisi ravvicinata sia del travaglio di Calamandrei durante la seconda guerra mondiale, sia del percorso che ne avrebbe fatto, dopo la Liberazione, il cantore di un’epopea alla quale non aveva partecipato.
2020/08/29 09:51:41



