Nabil si è sentito insultato, quando Aldo l’ha chiamato zamel, frocio. Al punto di reagire con violenza,di uccidere. Aldo non se la sarebbe mai aspettata, questa fine, quando aveva deciso di trasferirsi inTunisia, “in questo paradiso”. Lui voleva soltanto essere amato come una donna- era convinto chel’omosessualità fosse una malattia, e aveva scelto di non curarla: di coccolarsela, di godersela.Su una terrazza al sole di fronte al mare, Edo, in vacanza in Tunisia per dimenticare un amore finito,aveva cercato di convincerlo che non è così. Lo dice ormai anche l’Organizzazione mondiale dellasanità: l’omosessualità è “una variante naturale del comportamento umano”, altrettanto valida eistintiva di quella eterosessuale. Tra grigliate di pesce, incroci di sguardi amorosi e chiacchierate sullaspiaggia, Edo, che sta scrivendo un libro sulla cultura omosessuale, offre all’amico la visione di un’identitàda affermare, di diritti da acquisire, di nuove forme di relazione e di coppia da sperimentare.Gli ricorda storie di repressione e di autorepressione: Wilde e Pasolini, certo, ma anche Whitman,Pavese, Saba, Montale. Eppure Aldo preferisce dannarsi, e dannare.Un romanzo senza finzioni sul potere di uccidere delle parole.
2020/08/28 11:23:00



