Tra corpo e pensiero c'è un resto che da nessuno dei due lati si può cogliere, né raccogliere. Certo, c'è un corpo-di-pensiero e c'èun pensiero del corpo che hanno occupato riflessioni importanti nel secondo Novecento. E c'è la rivolta appassionata, talvolta disperata, di tutti i soggetti "sessuati" che nello stesso periodo hanno sondato modi diversi del vivere e del mettersi in questionenel mondo proprio a partire dalle possibilità del corpo. Cosicché si può ben chiamare "queer" questo insieme di pensieri insorgentie di corpi in rivolta, che si fanno cenno. Ma quel "resto", che non consente un sapere assoluto del corpo e della sessualità, a cuiLacan ha dato una lapidaria forma espressiva - "non c'è rapporto sessuale" - non è più solo affare dei tempi lunghi della storia maè arrivato alla lettera della cronaca quotidiana, come a stringere d'assedio le nostre vite. Donne, omosessuali, lesbiche, transessuali, e anche taluni uomini, siamo oramai tutte/i interpellati dall'evanescenza e dalla precarietà del rapporto con l'altro,che è stato sempre la significazione di quel "resto", che, come dice l'autrice, "è diventato un prisma moltiplicativo" privo di figure certe: sicché è il "totalmente altro" del razzismo e della discriminazione a prevalere nei fantasmi dell'epoca.
2020/08/31 07:57:38



