Bevitore riluttante, London rovescia in queste pagine lo stereotipo dello scrittore beone e beato, di cui tanta letteratura si è nutrita, e ci svela passo dopo passo la scoperta di un abisso. “Avevo cinque anni quando mi ubriacai la prima volta. Ero così piccolo che per riuscire a bere, dovetti sedermi e poggiare il boccale di birra sulle ginocchia. Assaggiai la schiuma: che delusione! Ma forse il meglio stava più sotto, perciò tuffai la faccia nella schiuma e succhiai: peggio ancora! Tuttavia continuai abere: se i grandi ne andavano matti, doveva pur esserci una ragione”. L’intento che anima l’autore è dichiarato: puntare l’indice contro le regole della socialità che inducono gli uomini a bere per dimostrarsi tali, sin da piccoli. Ma accanto a questa lucida e coraggiosa denuncia, a catturare il lettore è il racconto vibrante di una vita vera vissuta all’insegna dell’avventura e della sfidacon la natura, con i limiti del corpo e della mente. Una vita randagia già di per sé eccezionale, che lo porterà dalle scorribande nella baia di Oakland con i contrabbandieri di ostriche, alle traversate artiche per la caccia alle foche, dalle rotte polverose deicercatori d’oro del Klondike a quelle oceaniche verso l’Australia. Fino alla non meno sfibrante disciplina che si autoimporrà dopo il successo: 1000 parole al giorno nero su bianco, prima di poter toccare un bicchiere, le redini del suo cavallo o le vele dell’amato yacht. Tre anni dopo la pubblicazione di quest’autobiografia, London morirà nel suo leggendario ranch in circostanze mai appieno chiarite.
2020/08/27 19:18:29



