Appartiene alla grande tradizione della satira russa la narrativa di Zaslavsky: la forma del racconto, l’ironia corrosiva, tutto sembra rimandare a Gogol’, a ?echov, a Dovlatov. Solo che nel nostro caso non si tratta di un romanziere, ma di uno storico, con la passione per la scrittura. Scomparso nel 2009 Zaslavsky ha lasciato alcuni racconti in gran parte inediti. In essi rievoca il mondo della sua infanzia, la giovinezza sovietica vissuta a cavallo dell’epoca staliniana, le assurde consuetudini di un potere che sconfinano nel ridicolo, ma soprattutto l’incontro con alcuni personaggi. Come nel “Professore esplosivo”, dove si racconta del corso di «scienza dell’esplosione» all’Accademia geologica e delle esercitazioni pratiche, un lavoro pericoloso, dove però gli studenti scoprono la vena filosofica del professore, le sue riflessioni sul tempo e Sant’Agostino, le ragioni dei precoci capelli bianchi: dopo una brillante carriera giunge però per il professore la repentina caduta. C’è poi il racconto che dà il titolo al libro, un viaggio nell’incredibile mondo delle biblioteche sovietiche. Nell’immediato dopoguerra in URSS c’era scarsità di libri di testo- a scuola perciò si usavano i manuali di Storia stampati negli anni Trenta, purgati però: sui ritratti dei nemici del popolo venivano versate strategiche colate di inchiostro. Le biblioteche erano soggette a discipline militari, per ogni libro straniero o classico che prendevi ti toccavano poi tre autori sovietici. Solo nelle sale riservate ai ricercatori si potevano consultare i cosiddetti libri antisovietici, lì nella sala n. 88 a Victor Zaslavsky, giovane e brillante studioso di Sociologia, capitò di trovarsi come vicino di tavolo un instancabile lettore delle opere di Lev Trotsky. Come era possibile che gli venisse accordato il permesso di leggere solo e soltanto le opere del più fiero avversario di Stalin? L’ossessione di conoscere l’identità del vicino di banco è inferiore solo alla sorpresa di scoprirla.
2020/08/29 14:15:03



