Per quanto sia triste, Morselli incarna lo stereotipo del genio ignorato in vita e riscoperto solo tardivamente. Dissipatio H.G. èsenza dubbio il romanzo più personale e folgorante dell'autore, scritto, non a caso, pochi mesi prima del suo suicidio. L'intreccio, senza rischiare di fare anticipazioni, è tanto esile quanto surreale: dopo aver rinunciato in extremis al proposito di togliersi la vita, il protagonista si rende conto che ad essere morta al posto suo è l'Umanità intera, inspiegabilmente volatilizzatasi dall'oggi al domani. Così, questo eremita "fobantropo", come egli stesso si definisce, che fino ad allora aveva inseguito la solitudine tra le montagne per repulsione nei confronti dei suoi simili, si ritrova ad ammirare un mondo senza uomini. Le vestigia dell'Umanità (automobili, case, negozi, ecc,) sono ormai monumenti funebri a cui fa da contraltare la sopravvivenza e anzi la rinascita della Natura. Alle impressionistiche vedute di questo mondo desolato si alternano ininterrottamente le cursorie riflessioni del protagonista stesso, condite di continui rimandi e citazioni di concetti tratti di volta in volta da psicologia, sociologia, antropologia, filosofia, teologia. Il risultato è un romanzo di certo non facile, a dispetto della brevità. Il lettore abituato ad opere più scorrevoli, a trame avvincenti o che semplicemente non si è mai figurato un mondo "con sé e per sé", come il solitario Io narrante dell'opera, potrebbe essere scoraggiato dall'immobilismo narrativo della Dissipatio H.G., così come da un lessico e una sintassi non certo agevoli. Gli altri però hanno l'occasione di scoprire, nella come sempre ottima edizione Adelphi, quello che avrebbe potuto essere uno dei più grandi autori del '900 italiano, se solo il suo talento fosse stato riconosciuto prontamente.
2020/08/29 20:35:34



