Prefazione di Giovanna Zucconi. Se tutto ciò che è mortale si consuma fino a scomparire, solo scrivere libri nuovi e conservare quelli già scritti dona l’immortalità: “Solo così quell’eternità che ripugna alla natura dell’individuo potrà essere concessa in privilegio alla specie”. Per questo Richard De Bury, bulimico collezionista e ricettatore di manoscritti, raccoglie una biblioteca sterminata. Per questo scrive un trattato sull’amore incondizionato per i libri, il Philobiblon. Le pagine di questo testo sono un inno all’umana sapienza trascritta, che si tramanda a ogni generazione “perché non vi sia mai termine”. Ma sono ancor di più il diario quotidiano di una passione viscerale: i suoi oggetti, come quelli di ogni privata mania, devono essere protetti, difesi a qualunque costo. Perché le minacce arrivano, imprevedibili, da ogni parte: dagli studenti che non si vergognano di “mangiare frutta e formaggio sul libro aperto” ai professori che, privi di ogni decenza, salgono “in cattedra senza la necessaria preparazione, ma a balzi come le capre!”. In pieno Trecento questo politico, vescovo e diplomatico alla corte inglese guardava lontano. E Giovanna Zucconi ci rammenta che “se qualcuno oggi scrivesse un trattatello sui libri, gli basterebbe ruttare ‘i libri fanno schifo’ oppure, se esponente dell’élite al potere, ‘i libri sono tristi’, e cambiare canale”.
2020/08/29 01:25:10



