Quando, nel 1956, raccontò dal vivo sulle pagine del “Corriere della Sera” larivolta degli ungheresi e la sanguinosa invasione dei carri armati russi, IndroMontanelli si ritrovò, come gli capitava spesso, a navigare contro corrente.I comunisti filosovietici reagirono con furore alla sua rappresentazione diquella insurrezione di massa, e gli anticomunisti non gli perdonarono ilfatto che non la attribuisse a un risveglio di ideali liberali e capitalisti. MaMontanelli, che pure avrebbe desiderato parlare di aristocratici e borghesisulle barricate, aveva visto operai e studenti comunisti sparare ai russi, enon aveva esitato a scriverlo. Oggi, nel cinquantenario dei fatti di Budapest,Rizzoli ripropone quei reportage, arricchiti degli articoli che Montanelliscrisse sull’Ungheria prima e dopo la sua testimonianza diretta del novembre1956, mai prima d’ora raccolti in volume. Ungheria 1956 diviene così lamigliore dimostrazione dell’onestà intellettuale di un giornalista fedele allasua missione: narrare e far capire la realtà.
2020/08/28 11:29:16



