Moni Ovadia, nella sua prefazione, definisce il libro 'necessario per riprendere il filo dei canzonieri della memoria'. E la memoriaarriva dalle canzoni, dai couplet, dalle marce che i prigionieri scrivono e cantano nei lager nazisti. Sono sindacalisti, scrittori, registi, musicisti, professori d'orchestra, attori, animatori di cori operai e di cabaret, librettisti, come l'autore della famosa romanza 'Tu che m'hai preso il cuor', morto ad Auschiwitz. La maggior parte sono ebrei, destinati alla 'soluzione finale'. Musica e parole esprimono rabbia, dolore, fatica, umiliazione, ma non rassegnazione. Accanto a esse vi sono le canzoni del ghetto, disperato e inascoltato grido d'allarme.
2020/08/29 16:26:20



