Versi beffardi, dissacranti. Epigrammi autoironici, dinamitardi. Spesso brevissimi. Ma nel gioco delle rime che scandiscono le poesie di Paola Sansone, quello che colpisce è l?uso del genere comico, che ricorda le smorfie dei clown, buffo e tragico, nel contempo, usato come antidoto ai problemi quotidiani. Capita sovente che chi legge queste poesie abbia voglia poi di leggerle a vocealta a qualcuno. Perché? Questo è un mistero racchiuso forse nei tanti autoritratti presenti nel libro. Come quello, in cui l?autrice scrive di se stessa: «Chiudermi in casa / a stirare camicie/ poco mi gasa / niente mi dice».
2020/08/29 07:22:46




