La voce di Roberta Dapunt non viene dai circoli letterari delle grandi città, non è levigata, non adotta intonazioni alla moda e forse è per questo che suona così autentica e pregnante, e si segnala tra le più interessanti della recente poesia nonché tra le piùapprezzate dai lettori. Già nota per i suoi versi in lingua ladina, in questa raccolta le parole di Dapunt gravitano intorno ai vari aspetti che caratterizzano la malattia: dalla paura per l'oblio e per la perdita di volontà alla trasformazione del corpo in "sospensione della carne" e "interruzione adempiente del movimento", dalla sedia che ospita il solito "vivere composto" a un viso che aspetta di essere lavato, senza parlare. Ma non si pensi che il silenzio della sua prosa - che è il silenzio delle montagne di Ciaminades in cui vive - sia sintomo di immobilità. Anzi. E ritmo della natura, è preghiera per la terra e canto di dolore, è rito che lega le persone ed è soprattutto, come scrive l'autrice, un'orazione della mente che ci ripara dal nulla e ci difende dal non essere.
2020/08/27 22:09:58




