“Non posso dire di capire i tedeschi” scrisse Primo Levi nella prefazione di Ist das ein Mensch?, la traduzione tedesca di Se questoè un uomo, pubblicata nel 1961. Durante gli anni Sessanta, e anche più tardi, Levi mise in atto ogni sua capacità analitica, comunicativa e umana per raggiungere quello scopo. Una serie di nuovi elementi concorre a dimostrarlo: letture, incontri, confronti privati e pubblici, e perfino il progetto di un intero libro, non realizzato, che raccogliesse tutte le lettere ricevute dai suoi lettori della Germania Ovest. Per una parte consistente della sua vita di scrittore, “capire i tedeschi” – o almeno intercettarli, incontrarli, interrogarli – fu per Levi un’esigenza quotidiana e insieme un potente germe creativo. Basti pensare a Vanadio, il racconto del Sistema periodico centrato su un personaggio di chimico tedesco, trasposizione letteraria di un tecnico che lavorava nel laboratorio di Auschwitz col quale Levi aveva intrecciato un rapporto epistolare nei primi anni Settanta.
2020/10/14 17:54:45




