Grandissima poetessa del Novecento nata nel 1892 a Mosca, la Cvetaeva pubblica già nel 1909 la prima raccolta di versi. Nel '12 sposa Sergej Efron, che dopo la Rivoluzione d'ottobre seguirà in Occidente, con alterne fasi di relativa prosperità e di assoluta indigenza. La tragedia si abbatte sulla famiglia quando si scopre che il marito, coinvolto in un clamoroso affaire politico, è un agente sovietico, e la figlia Arianna ne condivide entusiasticamente le idee. La Cvetaeva, ormai scrittrice affermata, è così costretta a rientrare in URSS nel '39 per ricongiungersi al marito e alla figlia, ma i due sono arrestati subito dopo l'arrivo di lei a Mosca- ex emigrata, moglie e madre di condannati politici, nella" patria ritrovata" la donna conduce una tremenda vita da paria (senza un tetto, senza denaro, sfuggita da tutti) nell'orrore della guerra e dello sfollamento, fino al suicidio, nell'agosto del '41. "L'avventura terrestre di Marina Cvetaeva attrae e stordisce per l'intensità, la violenza drammatica: come se una regia spietata avesse concentrato in una sola vita per farne paradigma e monito minaccioso -tutto il superfluo peso, l'eccesso (di disastri, dolori, tormentosi commerci con il sublime) che il secolo stanco si affretta a scaricare sulle spalle dei suoi poeti. Sfondo della vicenda è la Russia, il luogo di ogni estremo, regno per eccellenza della sconfinatezza": così scrive Serena Vitale, traduttrice e scrittrice che alla Cvetaeva ha dato la voce italiana. Anche in questa biografia, impreziosita da una sua introduzione, tutte le citazioni di versi e prose della Cvetaeva portano la sua firma.
2020/08/29 09:18:47



