Da non-specialista – da «homme ordinaire» – Schefer haredatto questo originale, personalissimo libro dedicato alcinema. L’impresa non intende essere un ennesimo saggiosistematico sulla settima arte, ma neanche l’esercizioimprovvisato del letterato che si degna dello schermo. Perl’autore il cinema è una esperienza incisiva: lascia il segno.È dell’ordine dell’esperienza, della memoria (dell’infanzia).I film sono per ciascuno di noi – per ciascun «uomocomune» – l’insieme dei ricordi frammentari di pocheimmagini che tratteniamo, di immagini perdute o in perdita,supportate da una storia, quando c’è, che solo vagamentericordiamo (i film non sono romanzi). Così, laprima parte del libro è costituita da una serie di singoli fotogrammi,come fossero prelievi o resti di queste immaginiricordo,immagini relative a film andati, per lo più digenere horror o burlesque o fantastico, oppure immagini difilm sublimi, abitati cioè da corpi letteralmente sorrettidalla luce. Di queste immagini, il commento è la scritturacogente- a volte sconcertante, fino al trasalimento.La seconda parte del libro, più distesa, è invece unragionare (e rimemorare) sinuoso, quasi serpentino (cosìdivagante come stringente) intorno all’esperienza dellasala buia, alla consistenza «flocculata» dell’immagineschermica, al cono di luce pulviscolare del proiettore:l’immagine dei film diventa così l’oggetto di sguardo e losguardo stesso di giganti seduti dietro di noi, comuni spettatori.
2020/08/29 01:15:14



