“Nel giugno 1932 si presenta d'improvviso al mio spirito l'immagine dell'‘Angelus’ di Millet. Ne sono grandemente impressionato e turbato, poiché, sebbene nella mia visione tutto ‘corrisponda’ esattamente alle riproduzioni del quadro da me conosciute, essa ‘mi appare’ nondimeno assolutamente modificata e carica di una tale intenzionalità latente che l'‘Angelus’ di Millet diventa ‘d'improvviso’ per me l'opera pittorica più inquietante, più enigmatica, più densa, più ricca di pensieri inconsci che sia mai esistita”. Attraverso una straordinaria serie di associazioni istantanee, di identificazioni fantastiche e di eventi reali, Dalì applica qui magistralmente il suo metodo, “un metodo spontaneo di conoscenza irrazionale basato sull'associazione critico-interpretativa dei fenomeni deliranti”, al celebre quadro di Jean-François Millet. Rimasto a lungo allo stato di manoscritto, Il mito tragico dell'‘Angelus’ di Millet andò perduto durante l'occupazione nazista della Francia e venne ritrovato e pubblicato nel 1978. Uscito nel 2000 come terzo volume della collana Carte d'artisti, esaurito dal 2002, Il mito tragico dell'‘Angelus’ di Millet viene ora riproposto in una nuova edizione, aggiornata e arricchita da una nota biografica sull'artista.
2020/08/30 08:50:34



