Può un padre essere tanto eccezionale e lasciare un segno così indelebile da indurre il figlio a seguirne il solco per tutta la vita? Spinto dal ricordo emozionato del genitore, Acitelli ci porta in un sentimentale viaggio a piedi attraverso le strade di Roma,partendo dai resti della città antica per arrivare fino alla periferia Sud (dove con il padre ha condiviso l’amore per il calcio e i racconti della guerra), passando per i quartieri che hanno da raccontare qualcosa sul suo passato. L’autore attraversa rioni e strade seguendo la scia dei ricordi, rievocando le parole paterne, come a ricostruire il dialogo di un tempo. Gli sembra di leggere quelle parole sui muri e sui monumenti della città, anche dove tutto è cambiato e l’immagine nella memoria è lontana. Roma diventa allora non solo il museo all’aperto della storia collettiva, ma anche il museo di una storia individuale – e generazionale –, la mostra sbiadita dei frammenti della giovinezza paterna «donata alle armi» e devastata dalla guerra, dalla prigionia nel campo di concentramento, dalla brutalità fascista, che all’autore ha preso anche uno zio (catturato e buttato da una finestra). Ad ogni tappadi questa dolorosa via crucis personale, il figlio estrae dallo zaino gli oggetti appartenuti al padre (foto, lettere e posta militare con tanto di timbro della censura), per ricomporre un percorso alla fine del quale – forse proprio tramite la restituzione metaforica delle cose – potrà dare un senso alla perdita e una dignità a quello che sembra lo spreco di una vita. La vita di un grande uomo e di una generazione, quella sopravvissuta ai conflitti mondiali e alla dittatura. Con il suo consueto linguaggio poetico, cesellato con arte, Fernando Acitelli ha raccontato un viaggio nella Roma attuale che si fonde nelle immagini ricordate e fotografate della Roma post-bellica, che è anche e soprattutto un pellegrinaggio alla ricerca del padre, come se la ricerca stessa fosse un modo per tenerlo ancora accanto a sé.
2020/08/27 19:02:13



