A Torino, nel febbraio del 1790, il giovane Xavier, aiutante maggiore di battaglione, viene confinato per quarantadue giorni in una stanza della fortezza della Cittadella, reo di aver sfidato a duello un ufficiale suo superiore. Viaggio intorno alla mia camera nasce in questo periodo di detenzione e si interrompe bruscamente con il termine improvviso della prigionia. È un classico della letteratura di viaggio, anche se si tratta di un viaggio non-viaggio in una camera tutta per sé, un luogo simbolico e interiore doveogni azione si compie negli slanci del pensiero. De Maistre già dalle prime righe stabilisce con il lettore un rapporto intimo e confidenziale, lo invita a comprendere le meraviglie di un viaggio non-viaggio senza partenza e senza ritorno, un viaggio dentro se stessi per comprendere la bellezza del creato, per imparare a viaggiare con il corpo, ma soprattutto con la mente. La camera si presenta come un luogo reale: la scrivania, la poltrona, il camino, le stampe alle pareti, i libri, la rosa secca, e poi ancora la fedele cagnetta Rosine e il fido inserviente Joannetti. Un rettangolo con un perimetro di trentasei passi, nove per lato, uno spaziofisico al tempo stesso concreto e astratto, una cameracella tanto claustrale quanto immensa. Capitolo dopo capitolo la planimetria si dilata e la camera perde progressivamente la sua connotazione di luogo circoscritto nello spazio e nel tempo. Il prigioniero è libero di zigzagare tracciando traiettorie improvvise, soffermandosi ora su un ricordo ora su un’azione contingente.
2020/08/28 12:53:45



