Campione, ribelle, sognatore, anticonformista, uomo di famiglia e del popolo, lavoratore, divo, attaccante, centrocampista, allenatore. Tutte queste definizioni rappresentano alcuni aspetti della vita di Laszlo Kubala, ma nessuna lo descrive pienamente. Non può essere ingabbiato da un singolo punto di osservazione, così come nessuna nazione, nessun confine, è riuscito a frenare la sua voglia di normalità, di sregolatezza, di pace e soprattutto di calcio. Ungheria, Cecoslovacchia, Italia, Spagna, Svizzera, Arabia Saudita, Canada, Paraguay, hanno semplicemente scandito le fasi della sua carriera e vita personale senza diventare mai puntodi approdo del suo viaggio. E’ il racconto di una vita straordinaria e rocambolesca, quella del più forte giocatore di sempre del Barcellona: in fabbrica a Budapest, poi in fuga dal regime socialista che lo divideva dalla sua famiglia, con la maglia della Pro Patria a Busto Arsizio, la squalifica a vita da parte della FIFA, passando per la tragedia di Superga e infine il successo tra gli azulgrana. In mezzo la lontananza forzata dai suoi grandi amori, i figli e la moglie Ana Viola, sorella di quel Ferdinand Daucík, suo allenatore, fondatore nel campo profughi di Cinecittà a Roma insieme a lui della rivoluzionaria "squadra che non c’è", l’Hungaria, formata da soli esuli e immigrati.
2020/08/28 11:12:10




