Nel 1923, con la sua moneta praticamente priva di valore (il tasso di cambio nel dicembre di quell'anno fu di 1 dollaro per 4.200.000.000 di marchi), la Repubblica di Weimar si trovò ridotta a un'economia basata sul baratto. Sigari pregiati, opere d'arte egioielli venivano quotidianamente scambiati con alimenti di base quali il pane- un biglietto per il cinema poteva essere comprato in cambio di un pezzo di carbone, e una bottiglia di paraffina in cambio di una camicia di seta. Nella più cupa disperazione, il Primo Ministro bavarese sottopose al Reichstag un disegno di legge che proponeva tra l'altro di dichiarare reato penale la ghiottoneria, dal momento che si definisce ghiottone "qualcuno che si dedica abitualmente ai piaceri della tavola in grado tale da suscitare rabbia in tempi in cui la popolazione vive in una condizione penosa". Fin dalla sua apparizione nel 1975, “Quando la moneta muore” si è imposto come il resoconto per eccellenza di quell'epoca spaventosa. Alternando un'acuta ed elegante analisi con una ricchezza di testimonianze dirette da parte di uomini e donne alle prese con la sopravvivenza, il libro affronta soprattutto il lato umano dell'inflazione: perché i governi vi fecero ricorso imponendo un tale livello di miseria sui loro cittadini, quale fu il prezzo politico e sociale della ricostruzione, e come le ferite fisiche e morali di quell'epoca condussero all'oscura eredità del nazismo. Oggi, in un'epoca di acuta crisi economica, quest'opera lancia un allarme di grave pericolo e un ammonimento contro i rischi dello stampare moneta - scorciatoia per ripianare i deficit di bilancio - quale scappatoia per i governi di fronte alla stagnazione e alla disoccupazione.
2020/08/28 05:14:25




