Ho sempre, naturalmente, da quando ho incominciato a scrivere per il teatro, sentito, e sempre più sento, la differenza fondamentale esistente tra teatro e palcoscenico. Lo spazio è breve per poter dire in pieno cosa è per me teatro, posso, ad ogni modo, in poche parole e sintetizzando, dire che per me teatro è «il mondo rappresentato». Palcoscenico è un mezzo del teatro che, sempre, diminuisce l'opera di teatro. Arrivo di conseguenza a dire che più un'opera è teatrale tanto più essa è inadatta al palcoscenico. Non è mai avvenuto che il teatro si adatti al palcoscenico, è sempre invece avvenuto che il palcoscenico debba adattarsi al teatro. E mai è avvenuto che il palcoscenico sia stato all'altezza del teatro - fatto - creato in modo assoluto come in uno Shakespeare o in Goethe. Ciò non vuol dire altro che il teatro è un fatto autonomo nei confronti del palcoscenico e che il palcoscenico è, per l'opera teatrale, un episodio come episodio è per una poesia essere letta in pubblico. Il teatro greco dimostra pienamente ciò, perché esso, in realtà, non era che opera di poesia recitata a più voci. Un'opera teatrale dunque non solo può vivere, ma vive sempre in se stessa autonoma come un romanzo o come una poesia, e rimane perfettamente teatro anche se le è negata la vicenda limitatrice del palcoscenico." (B. Joppolo)In questo secondo volume sono raccolti i lavori teatrali scritti tra il 1946 e il 1956: Il secondo diluvio - I tre cavalieri - Andrea Pizzino - La tana - L'arma segreta - La provvidenza - Irma Lontesi - Una curiosa famiglia - Il complotto dei soldi - Il seme è bianco.
2020/08/29 23:25:55



