Nel Saggio sulla rivoluzione, pubblicato postumo nel 1860, Pisacane delinea in maniera chiara ed efficace il suo credo politico e i suoi obiettivi. Partendo dal pensiero illuminista, tramite il superamento della visione mazziniana, approda al socialismo e al puro anarchismo di Proudhon. Per lui è di fondamentale importanza trovare una soluzione rapida e duratura ai problemi sociali ed economici che affliggono l’Italia nel suo insieme. Il progresso tecnico-scientifico deve portare a un nuovo patto sociale. Per raggiungere questo scopo è, però, indispensabile passare attraverso un momento rivoluzionario che apra una nuova stagione politica, scevra da ogni forma di gerarchia e autorità ma retta da una società costituita da una rete di lavoratori liberi e federati fra loro. Dalle pagine del testo emerge quindi con forza il suo pensiero socialista e anarchico e la centralità data all’idea rivoluzionaria connessa al concetto di libertà. Il sollevamento non dovrà essere guidato da una ristretta élite ma sarà nazionale, cioè coinvolgerà l’intera popolazione. Lampanti sono i riferimenti alla Rivoluzione francese del 1789, anche se l’autore ne attua il superamento in chiave del tutto italiana. Laico e ateo convinto si fa dunque portavoce di un pensiero libertario e associativo. L’opera si conclude con un toccante testamento politico.Carlo Pisacane di San Giovanni nasce a Napoli il 22 agosto 1818. Nobile decaduto, da giovane compie una rapida carriera militare nelle fila dell’esercito borbonico. Di natura individualista e anticonformista espatria e si avvicina ben presto all’ideologia socialista e anarchica. Nel 1848 è tra i protagonisti della Prima guerra d’indipendenza e della Repubblica romana. Le sue idee radicali lo portano a pianificare la liberazione, attraverso il coinvolgimento delle masse contadine, del Mezzogiorno.
2020/10/26 20:25:20




