Nipote dell’omonimo celebre fotografo e discendente del regista Luchino Visconti, Giovanni Gastel per anni si è iniettato di tutto. Il suo corpo è coperto di tatuaggi e le braccia sono segnate dalle “piste” lasciate dagli aghi delle siringhe. Dopo un’infanzia protetta e pregiata tra la villa di Cernobbio e la tenuta a Bolgheri, circondato dal bello, a vent’anni Gastel inizia a strafarsi (“trenta pere al giorno, siringhe come frecce”), entrando e uscendo dalle comunità e dai reparti di psichiatria. La sua vita è un’escalation di marijuana, alcol, eroina e coca in una Milano che è “un supermercato di spade e droga”. Arriva a pesare trenta chili e a bucarsi ogni quindici minuti: “Perché la coca in vena ha un effetto limitato nel tempo, e allora finché ne hai ti fai”. E comincia a scrivere questo romanzo, coraggioso e violento, in cui racconta le comunità di mezzo mondo “per drogati ricchi” (è stato in Canada a Le Portage per tre volte) con una precisione didascalica: corridoi deserti, stanze asettiche, appartamenti protetti. Ma si può davvero uscire dalla dipendenza? Il ritratto vero e aguzzo come un bisturi di un uomo, di un ambiente e di una grande città della nostra epoca.
2020/08/29 23:52:57




