Il colpo di fulmine ti percorre e ti abbaglia: all’inizio di una storia pensi che lavita ti riserverà solo rose e fiori, ma poi è unmazzo di broccoli quel che spessoti resta in mano. E, in epoca vegan, questo è più vero che mai.Quando Francesco investe Alice con la bicicletta, lei anziché maledirlo ne restafolgorata: rustico ma non tamarro, longilineo ma non evanescente, scolpito manon minaccioso. “Una di quelle creature aliene”, fantastica senza sapere diessere vicina alla realtà, “che potrebbero nutrirsi di lupini, alghe e segatura, erestare in forma perfetta.” E così, stregata, non coglie i segnali che lepreannunciano un futuro di idealismi e rinunce, come il fatto che lui arrivi inritardo al primo appuntamento perché ha dovuto salvare un piccione ferito. Oche,per “sciogliersi”, non ordini uno Spritz ma un centrifugato di carote.Francesco è vegano e Alice abbandona salame e pasticcini per vestire i panni diqualcuno che non è. Convinta che, in amore come nella vita, non vinca il piùforte ma chi sa adattarsi più velocemente. D’altra parte, lui sulla carta è l’uomoideale: cucina bene, è ecologista e maestro di decrescita felice. Però, come sabene chi l’ha provato, vivere con un supereroe implica un prezzo da pagare:essere vegani per Francesco vuol dire anche fare a menodell’auto, deidetersivi, cucirsi i vestiti da sé...Ma di quanto si può alzare, ogni giorno, l’asticella? Quanto dobbiamo esserebuoni per essere davvero buoni?
2020/10/17 14:16:04




