(...) Del resto in questo ultimo libro l’autrice ha definitavamente rinunciato a fare di Martaun personaggio diverso dalla scrivente. Questo difatti è l’incipit: “Si chiamava Velia e venivadall’Est: l’ultima, mentre Marta scrive, di una lunga serie di donne che avevano lasciato untimbro più o meno marcato nella casa… Marta leggeva meticolosamente i nomi scritti inagenda per ricordare i visi di ognuna, i caratteri, i comportamenti di cui lei e la casa eranoimbevute.” Tutta la narrazione si è trasformata in un orologio con i congegni a vista. Potremmoparlare di una prova di decostruttivismo, di quella metaletteratura di cui Borges èuno dei maestri. (dalla prefazione di Piera Mattei)
2020/08/27 21:39:30



