Conservatori, reazionari, tradizionalisti o neoclassici: chi sono gli antimoderni? Sono moderni lacerati, carichi di odio di sé, o quantomeno di dubbi su di sé, proprio in quanto moderni. Più correttamente, nei loro confronti, potremmo parlare di un “antimodernismo dei moderni”, oppure della loro resistenza alla modernità o, meglio ancora, dell’ambiguità di questi moderni, con Chateaubriand e Baudelaire a fare da modelli. Questi antimoderni non sono dunque dei semplici conformisti dell’antimodernità, quanto, piuttosto, dei non-conformisti della modernità. Certe costanti della variante storica del temperamento antimoderno appartengono al Diciannovesimo e al Diciottesimo secolo: la contro-rivoluzione, l’antilluminismo, il pessimismo, il sublime, la caduta, la collera, sono tutti aspetti del carattere refrattario dell’antimodernismo dei moderni. Detto in altri termini, gli antimoderni sono i veri moderni. Gli antimoderni, osserva Compagnon, si apparentano alle vittime della storia. Essi intrattengono un rapporto particolare con la morte, la malinconia, il dandismo: Baudelaire e in parte Chateaubriand e perfino Flaubert sul piano letterario ne esemplificano lo stato d’ animo. Sul versante della riflessione politica, Tocqueville è l’antimoderno della modernità: è un aristocratico senza nostalgie per la propria classe. Vede crescere le ragioni della democrazia, le coglie nel loro fatale dispiegarsi, le reputa necessarie, ma alla fine non le condivide.
2020/08/28 13:35:28




