Prendendo spunto dallo studio di Jean Starobinski sul saltimbanco, il libro nasce dal desiderio di spostare l'indagine del critico ginevgrino su una figura prossima a quella del funambolo, ma insieme sottilmente diversa: il mago (nel senso, anzitutto, di prestigiatore). Anche nei gesti del prestigiatore, scrive Lagazzi, possiamo riconoscere uno degli emblemi più eleganti e vertiginosidell'arte contemporanea. Il riconoscimento non è, in realtà, così pacifico come potrebbe sembrare. Per un tòpos inveterato, è quasisempre in senso negativo che la critica individua in un'opera il marchio del trucco o dell'illusione. Quale stile più di quello dell'escamoteur viene bollato, in genere, come il frutto di un mestiere limitato o volgare? Ma Lagazzi, che prima di diventare critico letterario ha coltivato il gioco dell'illusionismo (fino a calcare le scene in coppia con il fratello gemello), ci invita a oltrepassare il tòpos: a riconoscere nell'arte del prestigiatore una lezione di grazia e d'incanto più che mai preziosa in un'età che sembra fare del nichilismo, della dissipazione d'ogni stupore, del rifiuto sospettoso della leggerezza, la propria virtù.
2020/08/29 12:18:41



