Oggi che la critica tende a morire dissolta nei blog o negl'improvvisati commenti di acquirenti e follower, quale migliore "contravveleno" degli elzeviri di Verrecchia? Apparsi su "La Stampa" e ormai introvabili, contengono in nuce l'idea dei suoi libri più belli e di libri a venire che egli non volle o non poté mai realizzare- sono dunque una miniera inesauribile di notizie, citazioni, modi stilistici smaltati oppure polemici. A Bruno, Schopenhauer, Nietzsche, Prezzolini, seguono filosofi, scrittori, artisti d'ogni tempo e paese. Di tutti Verrecchia dà giudizi nuovi, sempre illuminanti, spesso spiazzanti, forte d'uno stile refrattario a noia e tecnicismi. Tale raccolta - che per brio si può avvicinare solo a lavori consimili d'altri maestri novecenteschi - chiude anche la lunga stagione dei critici-scrittori- Verrecchia stesso ne era consapevole, tanto che immaginava questo suo giudizio universale come l'ultima opera: perfetto coronamento d'una vita consacrata alle lettere e alla filosofia.
2020/08/28 19:13:58




