Nella tumultuosa vita sentimentale di Colette, accanto ai tre mariti (Henry Gauthier Villars alias Willy, Henry deJouvenel e MauriceGoudeket), la marchesa de Morny (detta Missy) occupa un posto particolare. Di nobili natali, dopo un matrimonio combinato con un aristocratico durato pochi anni, Missy si ritrova in possesso di un'immensa fortuna e, in spregio di tutte le convenzioni, decide diaffermare la propria mascolinità: porta i capelli corti, veste in completo da uomo, calza stivali troppo grandi imbottendoli di fogli di giornale, fuma il sigaro e si fa chiamare Max o zio Max. La corrispondenza inizia nel 1907, quando Colette si separa da Willy. In questi anni, che vanno annoverati tra i più difficili della scrittrice, Missy porta dolcezza e conforto e al contempo un sostegno materiale. Ma da bambina incorreggibile, viziata, collerica qual è, Colette mal si adatta all'inguaribile malinconia dell'amica. Se le lettere che le scrive parlano di amore e di passione, lasciano anche presagire che, mossa da un impulso naturale, non ci metterà molto a lasciare questa figura materna, come aveva fatto con la vera madre, Sido. Quando, nel dicembre del 1931 sul «Gringoire» inizia la pubblicazione di “Ces plaisirs...”, nel cuore del racconto si profila una maestosa ed enigmatica figura chiamata la Cavallerizza. II personaggio, che non è né un uomo né una donna, è Missy che appare come un essere incompleto: «Il suo eguale a metà, l'uomo, è pronto a spaventarsi e lo abbandona. Sicché a lui resta l'eguale a metà, la donna. Gli resta soprattutto ildiritto, il dovere persino, di non essere mai felice. Allegro, è un mostro». (A cura di Samia Bordji e Frédéric Maget. Traduzione di Anna Morpurgo)
2020/08/28 08:38:22



