«È il miglior libro sulle origini e l'evoluzione della giudeofobia.» Jeffrey Burton Russell, professore di storia all'Università della California Le radici dell'ossessione nazista verso il popolo ebreo Lo sterminio degli Ebrei d’Europa rimane il peggior crimine commesso dai nazisti. In queste pagine Fischer ricostruisce la storia lacerata dei rapporti ebraico-tedeschi lungo oltre un millennio, dall’emigrazione e dalla ghettizzazione del Medioevo all’Illuminismo e all’emancipazione del XVIII secolo, ai vari pregiudizi antiebraici nel Secondo Reich, fino alla nascita di una giudeofobia patologica tra 1918 e il 1933. Fischer rifiuta il termine antisemitismo, che considera un eufemismo impreciso del tardo XIX secolo, e adotta quello di giudeofobia, che a suo parere costituisce una descrizione più corretta di una distorsione paranoide della realtà. Fischer ritiene che la giudeofobia tedesca sia essenzialmente di quattro tipi: cristiana o comunque religiosa, socialmente discriminatoria, nazionalistica o xenofobica e, infine, biologico-razziale. Come e perché un pregiudizio religioso si è potuto trasformare in una discriminazione sociale e politica, fino a scatenare lo sterminio? Questo sconvolgente resoconto del destino degli Ebrei nello Stato razziale nazista, dalle prime azioni selvagge alla manifestazione finale dell’odio giudeofobico, ospita anche un’analisi delle reazioni tedesche successive all’Olocausto, dalla rimozione collettiva al ritorno dei sopravvissuti. Le origini e i perché del più terribile sterminio organizzato che la storia ricordi «Fischer scrive con un’evidente padronanza delle fonti primarie e secondarie, sintetizzando un ampio spettro di letteratura in una bella opera divulgativa. Estremamente raccomandato per tutte le biblioteche.
2020/08/28 20:01:39



